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Legend of Mana: l'acquerello più bello della PS1

Pubblicato da Squaresoft nel 1999/2000, Legend of Mana costruisce il proprio mondo pezzo per pezzo, con una grafica dipinta a mano e la colonna sonora di Yoko Shimomura. Un gioco di culto che continua a crescere.

Nilton Rocha·16 luglio 2026·Squaresoft
Legend of Mana: l'acquerello più bello della PS1

Ci sono giochi che si giocano e giochi in cui ci si immerge. Legend of Mana appartiene alla seconda categoria. Ho rimesso il disco, a quasi 26 anni dall’uscita in Giappone, e continuo a pensare che questo sia il gioco di ruolo più bello mai uscito su PlayStation 1. Non è un’iperbole nostalgica: è davvero un acquerello, dipinto a mano, fotogramma per fotogramma. Parliamo di questo gioiellino della Squaresoft.

Prima di questo, Secret of Mana

Per comprendere la portata di questo salto di qualità, vale la pena ricordare da dove proviene la serie Mana (Seiken Densetsu, in Giappone). L’icona per eccellenza era Secret of Mana, del 1993, su Super Nintendo: un action-RPG open world, con il famoso Ring Command e, cosa ancora più leggendaria, la modalità cooperativa per tre giocatori sullo stesso schermo. Poi è arrivato Seiken Densetsu 3 (Trials of Mana), rimasto per anni confinato in Giappone. La serie era sinonimo di combattimenti in tempo reale, fantasia colorata e l’Albero di Mana al centro di tutto. Quando Koichi Ishii, il padre del franchise, ha portato Mana su PS1, avrebbe potuto limitarsi a fare «più dello stesso». Ma non l’ha fatto. Ha creato qualcosa di completamente diverso.

Una grafica che ancora oggi toglie il fiato

La prima cosa che colpisce in Legend of Mana è la grafica. Mentre nel 1999 mezzo mondo correva dietro al 3D poligonale, Square ha puntato su scenari 2D dipinti a mano, con una tavolozza di colori che sembra uscita da un libro illustrato di fiabe. Fa'Diel, il mondo del gioco, è un luogo in cui ogni schermata è un dipinto: foreste dai toni pastello, città storte e carine, deserti dorati. Gli sprite dei personaggi sono grandi, espressivi, pieni di personalità. Giocato su PlayStation, era pura magia. E la cosa migliore: essendo in 2D stilizzato, è invecchiato magnificamente. Mentre molti RPG poligonali dell’epoca oggi sembrano un ammasso di blocchi, Legend of Mana rimane stupendo.

Land Make: costruisci il tuo mondo

È qui che risiede l’idea più folle e geniale del gioco. Non ti viene fornita una mappa del mondo già pronta. Costruisci il mondo. Il sistema Land Make funziona così: la mappa parte praticamente vuota, una griglia di spazi bianchi, e tu posizioni i manufatti (oggetti che acquisisci nel corso dell’avventura) in quegli spazi per far sorgere città, dungeon e regioni. Posizionare un artefatto accanto a un altro modifica persino gli elementi di Mana di quell’area, il che influisce su nemici, oggetti ed eventi. È il giocatore a decidere letteralmente la geografia del proprio viaggio. Non ho mai visto nulla di simile né prima né dopo, e questa libertà di “dipingere” la mappa è parte fondamentale del suo fascino.

68 eventi, zero imposizioni

Land Make presenta la struttura più audace (e controversa) del gioco: Legend of Mana non ha una trama principale lineare. La trama è distribuita in circa 68 eventi/missioni indipendenti, che puoi scoprire nell’ordine che preferisci, alcuni dei quali potrebbero rimanere esclusi a seconda delle tue scelte. In mezzo a questa colcha de retalhos, tre grandi archi narrativi spiccano e conferiscono peso emotivo all’intera vicenda:

  • Arco narrativo dei Jumi: la razza di esseri dal cuore di gioiello, braccata per i propri preziosi cuori. È l’arco narrativo più amato dai fan, con Elazul, Pearl e la cattiva Sandra. Commovente e malinconico.

  • Arco narrativo di Escad e Irwin (le fate): quattro amici d’infanzia intrappolati nel conflitto tra umani e fate, con Matilda, Irwin, Escad e Daena. Le loro scelte cambiano l’esito della storia.

  • Arco dei Draghi (Drakonis): i dragoni Larc e Sierra, fratelli al servizio di maestri draghi su fronti opposti di una guerra per il potere.

Il fatto di non aspettarsi una mano sulla spalla che ti indichi dove andare ha infastidito molte persone nel 2000. Oggi, proprio questo approccio è ciò che rende Fa'Diel un luogo così personale.

Combattimento action-RPG e la colonna sonora di Yoko Shimomura

Sul fronte del combattimento, Legend of Mana mantiene l’anima della serie: combattimento d’azione in tempo reale, nella stessa schermata dell’esplorazione, senza transizione verso un’arena separata. Tu controlli l’eroe e puoi portare con te fino a due compagni, concatenando attacchi, mosse speciali (Special Techs) caricate tramite un indicatore e anche un sistema di forgiatura e personalizzazione delle armi incredibilmente approfondito per chi ama perdersi nei menu. È piacevole, fluido e ricompensa chi lo prova.

E poi c’è la colonna sonora. Yoko Shimomura, la stessa di Kingdom Hearts e Street Fighter II, ci regala qui una delle migliori opere della sua carriera. Il tema di apertura, da solo, è già uno dei brani più belli della storia della musica per videogiochi, punto. È una raccolta di brani orchestrali ed eterei che si sposano perfettamente con l’atmosfera da fiaba del gioco. Vale la pena ascoltarla anche senza giocare.

All’epoca controverso, oggi un cult

All’uscita, il gioco ha venduto molto bene in Giappone: 400.000 copie solo nella prima settimana. Ma la critica era divisa: tutti lodavano la grafica disegnata a mano e la musica, e allo stesso tempo storcevano il naso di fronte alla mancanza di una trama centrale chiara, definendo l’esperienza «disarticolata». Per molto tempo è rimasto quel Mana strano e incompreso. Il tempo, però, è stato generoso. Oggi Legend of Mana gode di uno status di culto assoluto, venerato proprio per quelle qualità che nel 2000 avevano spaventato: la stranezza, la libertà, l’atmosfera onirica.

Il remaster del 2021 e perché giocarci

La buona notizia è che oggi è facile vivere questa esperienza. Il 24 giugno 2021 Square Enix ha lanciato la versione rimasterizzata di Legend of Mana per Nintendo Switch, PS4 e PC (in seguito anche per dispositivi mobili e Xbox), con una grafica rinnovata, la possibilità di disattivare gli incontri casuali, un minigioco di carte e, ciliegina sulla torta, la colonna sonora riorchestrata sotto la supervisione della stessa Shimomura. Interviene dove era necessario, rispetta ciò che era già perfetto e rende il classico ancora più accattivante.

Perché giocarci? Perché Legend of Mana non è solo una corsa verso i titoli di coda. È un viaggio in un mondo che hai disegnato tu stesso, una raccolta di storie sparse che ti segnano, l’ascolto di una delle migliori colonne sonore di tutti i tempi e il perdersi in un acquerello vivente. Se ti va un RPG che sostituisce la strada diritta con un giardino da esplorare al tuo ritmo, questo è una delle esperienze più speciali che la PS1 ci abbia regalato. Adoro ancora ogni sua schermata.