The Mask su Super Nintendo: il Máskara che ha conquistato i negozi di noleggio
Uscito nel 1995 per SNES, The Mask ha spopolato nei negozi di noleggio brasiliani grazie al suo stravagante Máskara, al martello gigante e alla difficoltà spietata. Vale la pena rigiocarlo oggi?
Ci sono giochi che non ricordiamo per la loro qualità assoluta, ma piuttosto per l’odore del negozio di noleggio, per la confezioni sullo scaffale e per la sensazione di correre a casa con la cartuccia sotto il braccio. The Mask, o “O Máskara” come lo chiamavano tutti, è esattamente questo tipo di gioco. Basato sul fantastico film del 1994 con Jim Carrey, è arrivato sul Super Nintendo nell’ottobre del 1995 grazie alla Black Pearl Software, l’etichetta della THQ specializzata in adattamenti di licenze. E, amico mio, quante monete ci ho speso!
La febbre per O Máskara e l’era dei videogiochi tratti dai film
Per capire l’hype, bisogna ricordare cosa fosse O Máskara negli anni ’90. Il film di Chuck Russell trasformò Jim Carrey in un fenomeno mondiale: quella faccia verde, gli occhi sporgenti, lo smoking giallo e la frase cult «Somebody stop me!» erano ovunque. C’erano magliette, figurine, cartoni animati. E, ovviamente, c’erano i videogiochi, perché nell’era dei 16 bit ogni blockbuster diventava un gioco per console. Aladdin, Il Re Leone, Jurassic Park, Batman: se un film incassava, ne usciva una cartuccia. La logica era semplice e un po’ cinica, ma funzionava: il ragazzino vedeva il film, se ne innamorava e implorava di avere il gioco. The Mask ha cavalcato alla grande quell’onda.
Diventa Maskara: le meccaniche folli
Il grande punto di forza del gioco era permetterti di essere il vero Máskara. Stanley Ipkiss iniziava normale, ma una volta indossata la maschera si trasformava in quella furia verde e cartoonesca piena di mosse prese direttamente dall’atmosfera dei Looney Tunes. Il pugno base veniva sferrato con guantoni da boxe giganti, ma il bello erano le mosse speciali: il martello colossale che schiacciava i nemici come un Picchi-Pino impazzito, l’uragano che ruotava e spazzava via lo schermo, armi assurdamente grandi che spuntavano dal nulla e persino un clacson vivente per stordire gli scagnozzi.
Tutto questo era regolato da un dettaglio ingegnoso: l’indicatore di energia della maschera (i «Morph Points»), un contatore nell’angolo dello schermo. Ogni mossa consumava energia, e quando finiva si rimaneva con solo il pugno fino a quando l’indicatore non si ricaricava da solo. Questo costringeva a dosare le mosse: non si poteva andare in giro a martellare a casaccio, bisognava conservare il ciclone per il momento giusto. Oltre ai combattimenti, Máskara correva anche a velocità supersonica, diventava invisibile e si intrufolava nei condotti di ventilazione, perché i livelli erano meno simili a corridoi e più simili a labirinti da esplorare.
Sei livelli tratti direttamente dal film
La campagna ti portava attraverso sei scenari che qualsiasi fan del film riconosceva immediatamente: l’appartamento di Ipkiss, la banca, il parco, la prigione, la discoteca e il quartiere chic. Ognuno ricco di riferimenti visivi e di quell’umorismo farsesco che ha reso il film un successo. La direzione artistica catturava molto bene il tono da cartone animato, con animazioni esagerate e quella faccia verde che sfoggiava espressioni folli a ogni colpo. Tecnicamente nessuno direbbe che fosse il massimo che il SNES potesse offrire, tanto che la critica dell’epoca criticò la grafica perché sembrava più del 1993 che del 1995, ma il carisma compensava tutto.
Difficile da morire, proprio come andava di moda all’epoca
Ora, diciamocelo: The Mask era un osso duro. Ed è qui che entra in gioco il marchio di fabbrica degli anni ’90, quando l’elevata difficoltà non era una “scelta di design” filosofica, ma un modello di business. Il gioco doveva essere lungo e punitivo per tenerti incollato allo schermo, altrimenti lo finivi nel weekend in cui lo avevi noleggiato e nessuno lo avrebbe noleggiato di nuovo. Il level design a forma di labirinto non faceva che peggiorare le cose: era facile perdersi cercando l’uscita, tornando indietro per gli stessi cunicoli, subendo danni dai nemici che riapparivano. La stessa critica dell’epoca lamentava che i livelli fossero troppo grandi e confusi. Per noi ragazzini, però, questo diventava una sfida personale: bisognava tornare al negozio di noleggio, noleggiare di nuovo il gioco e giurare che questa volta avremmo superato il banco.
Perché il Brasile lo ricorda con tanto affetto
Ecco il segreto della nostalgia brasiliana: nel Brasile degli anni ’90, console e cartucce costavano un occhio della testa. Quasi nessuno comprava giochi nuovi; noi li noleggiavamo al negozio di noleggio. E il negozio di noleggio era un universo a sé stante: lo scaffale delle cartucce, la scheda di registrazione, la trattativa con il proprietario per portare a casa due giochi al prezzo di uno e la roulette russa di scegliere un titolo solo in base alla copertina. The Mask aveva una copertina che gridava «prendimi», con Máskara che sfoggiava quel suo sorriso smagliante. Se a questo si aggiungeva il clamore suscitato dal film, che andava in onda continuamente su «Sessão da Tarde» e nei negozi di videocassette VHS lì accanto, era una richiesta sicura. Molti della mia generazione hanno giocato a The Mask senza nemmeno finirlo, eppure è rimasto impresso nella memoria affettiva. Non è il miglior platform per SNES, ma è “nostro” in un modo in cui un gioco comprato nuovo non lo sarebbe mai.
Curiosità: il Mega Drive ne rimase escluso
Un dettaglio che pochi conoscono: c’era un piano per lanciare The Mask anche su Mega Drive/Genesis, ma il progetto fu cancellato. La versione per Super Nintendo impiegò più del previsto a essere completata e, quando stava per uscire, la console rivale era già in ritardo per sfruttare lo slancio della licenza del film. In altre parole: il Máskara dei videogiochi è un’esclusiva eterna della console grigia del Super Nintendo, e in Giappone è arrivato solo alla fine del 1996.
Vale la pena giocarci oggi?
Dipende da cosa che cerchi. Se l’idea è quella di un platform ben strutturato, equilibrato e moderno, ci sono opzioni migliori. Ma se ti piace andare alla ricerca di chicche, ridere dell’umorismo farsesco e provare quel brivido di difficoltà alla vecchia maniera, The Mask regala ancora un pomeriggio divertente, preferibilmente con un save state a portata di mano per non impazzire di fronte al labirinto. Per chi ha vissuto l’era dei noleggi video, è quasi un viaggio nel tempo: avvia il gioco, prendi il martello, scatena l’uragano e grida «Somebody stop me!». Nessuno ti fermerà, ma il level design ci proverà. E, sinceramente, questo fa parte del divertimento.